Chernobyl

La catastrofe nucleare di Chernobyl fu l'estremo anello di una lunga catena di evacuazioni e massacri di genti, di luciferini stermini di culture. Reportage di viaggio in forma di romanzo dalle forti venature autobiografiche, questo libro mira a far riemergere lo spirito sepolto di luoghi abbandonati; a rifarne la storia.

 

Per i più, Chernobyl è solo la centrale atomica luminescente per il suo bulbo di uranio infuocato e le storie da day after seguite all'incidente del 1986, il più grave di tutti i tempi. Ma quell'evento faustiano, che segnò la vera data finale del comunismo, fu in realtà l'estremo anello di una lunga catena di evacuazioni e massacri di genti, di luciferini stermini di culture: quasi che quell'angolo di terra ucraina fosse luogo eletto di un progetto per la cancellazione del diritto degli uomini di narrare la propria storia. E in tale progetto di cancellazione della memoria, questo libro si immerge e mira a rifarne la storia, quasi in forma di romanzo dalle forti venature autobiografiche. Chernobyl è un luogo antico, di numerosissima popolazione ebraica, benché scarse tracce siano rimaste di quel mondo per provare a immaginarlo. Fu il centro incontrastato del Hassidismo, che divenne l'anima di quei luoghi. Ma a Chernobyl e dintorni presero forma le più livide crudeltà delle guerre tra ucraini, russi e polacchi. Alle vendette staliniane si alternarono le stragi naziste: l'«Holomodor» (la morte inflitta attraverso la fame) distese il suo mantello in quei campi, durante le carestie della collettivizzazione forzata, e cancellò un terzo degli ucraini e il loro universo contadino; furono annientati gli ebrei e la loro cultura. Ma intorno a Chernobyl si infittiscono, a cercarle, anche le tracce dei racconti di Gogol', dei romanzi di Michail Bulgakov, del Babel' dell'Armata a cavallo, del Grossman di Vita e destino, e di altri spiriti e demoni. Per cui la catastrofe nucleare, «quando il silenzio è tornato a regnare nella campagna, è come dopo i massacri, la fame e le razzie delle guerre». In parte reportage di viaggio in quel che rimane, in parte archeologia di situazioni umane da cui far riemergere lo spirito sepolto di luoghi abbandonati, Chernobyl è libro delle non-radici, in quanto – sembra suggerire Cataluccio – è lo sradicamento la chiave vera delle vicende private e della storia del Centro Europa.

Francesco M. Cataluccio ha studiato filosofia a Firenze, letteratura e storia dell’arte a Varsavia. Ha curato le edizioni italiane delle opere di Witold Gombrowicz e Bruno Schulz. Ha scritto: Immaturità. La malattia del nostro tempo (2004) e Che fine faranno i libri? (2010). Con questa casa editrice ha pubblicato: Vado a vedere se di là è meglio. Quasi un breviario mitteleuropeo (2010, Premio Dessì per la letteratura), Chernobyl (2011), L’ambaradan delle quisquiglie (2012) e La memoria degli Uffizi (2013).

 

Autore: 
Francesco M. Cataluccio
Pubblicato nel: 
2011
Tradotto in polacco da:
con il titolo: Czarnobyl