Il commercio librario nell'Italia del Rinascimento

Nell'ambito degli studi sul commercio librario in Europa, molto fiorenti in Francia, Germania e Gran Bretagna, mancava fino ad oggi un intervento di largo respiro sull'Italia: lacuna tanto più grave in quanto, in forza del particolare vantaggio che il Rinascimento impresse globalmente al nostro Paese, è solo in Italia che si può osservare il fenomeno al suo sorgere. Il primo capitolo della storia del commercio librario in Europa è, dunque, del tutto italiano, ed anzi soprattutto veneziano: qui, una cultura mercantile di altissimo livello egemonizzò il mondo della stampa, finanziandone e commercializzandone i prodotti.

Il precoce sviluppo del commercio librario in Italia risulta in parte dovuto alla preesistenza di una vivace rete di cartolai e librai, attiva nel tessuto artigianale della città, che non esita a dare spazio nella propria bottega alla nuova merce tipografica. I librai, però, sono assiduamente stimolati dalla geniale iniziativa degli editori quattro-cinquecenteschi, capaci di creare quasi immediatamente le caratteristiche proprie del commercio di un nuovo prodotto culturale, per la prima volta disponibile su larga scala.

I problemi specificatamente commerciali sono affrontati dapprima dal punto di vista dello stampatore, intento a realizzare tirature adeguate al mercato, a organizzare magazzini librari di dimensioni crescenti, ad affidare a nascenti figure di intermediari la diffusione organizzata delle merci. Lo sguardo poi passa alle botteghe librarie, terminali del commercio nelle varie città italiane, alle loro dimensioni e assortimento, alla gestione quotidiana e al tipo di rapporto instaurato con i grossisti. All'ampliamento del mercato fa seguito una diversa e più complessa articolazione sul territorio, al culmine della quale sta l'apertura di filiali nelle città primarie dello smercio. L'articolazione del commercio per filiali rappresenta la brillante risposta dell'editoria dominante al policentrismo culturale italiano, nonché al mancato radicamento, nel nostro Paese, dell'istituto periodico della fiera libraria: non solo articolazione commerciale, tuttavia, dato che le filiali librarie frequentemente evolvevano in sedi periferiche di realizzazione tipografico-editoriale. Contemporaneamente alla maggiore complessità acquisita, il commercio librario fa nascere particolari esigenze di tutela del prodotto, sia per quanto riguarda la protezione di origine (la marca editoriale), sia per quanto riguarda la garanzia temporanea di uno spazio di mercato protetto (il privilegio).

Protagonista di un commercio di cultura, inventore di un linguaggio bibliografico suo proprio, il libraio consegue, nel paesaggio urbano, un rilievo di primo piano: mettendo a disposizione i libri a centinaia, in un luogo aperto a tutti, la sua bottega diviene spontaneamente luogo di incontro e formazione, lettura e discussione, ancora prima che di acquisto.

 

Angela Nuovo insegna Biblioteconomia presso l'Università di Udine. Si occupa principalmente di storia del libro, di storia delle biblioteche e di biblioteconomia del libro antico. Oltre a numerosi articoli, ha pubblicato le monografie Alessandro Paganino (1509-1538) , Padova, Antenore, 1990 e Il commercio librario a Ferrara tra XV e XVI secolo. La bottega di Domenico Sivieri , Firenze, Olsckhi, 1998; ha inoltre curato gli atti del convegno Virginia Carini Dainotti e la politica bibliotecaria del secondo dopoguerra , Roma, Associazione Italiana Biblioteche, 2002.

Autore: 
Angela Nuovo
Pubblicato nel: 
2003
Tradotto in inglese da:
con il titolo: The Book trade in the Italian Renaissance