Riflessioni sull'autorità e la sua crisi

Pubblicato nel 1921, il testo nasce dall'esigenza di comprendere da un punto di vista filosofico e politico la crisi profonda che vive la società europea dopo la Prima guerra mondiale. 

Alla luce dell'insegnamento di Vico, l'autorità è per Capograssi il momento in cui il mondo umano prende forma, il principio che dona consistenza all'azione dell'individuo e legittimità allo Stato. L'autorità non agisce nella società come fermento di unificazione che nella misura in cui è il risultato dell'attività libera e spontanea degli individui e delle forze sociali: si distingue dal sistema di vincoli derivati dal potere dello Stato. Il suo obiettivo essenziale è di rendere ciascuno uguale a sé stesso: consiste dunque nel mettere ciascuno nelle condizioni di essere pienamente uomo. In questo senso, l'autorità deve fare giustizia, restituendo a ciascuno la sua. Sparisce così l'alternativa tradizionale tra autorità e uguaglianza, così come tra autorità e libertà.

Nel 1921 Capograssi annuncia che il male oscuro della società contemporanea è la nuova tirannia, lo Stato come fatto, lo Stato come forza, lo Stato autoritario, che è in realtà la negazione dell'autorità. Le analisi della genesi e dell'essenza del totalitarismo, quella delle situazioni umane, economiche e sociali e delle posizioni etiche che concorrono a dare alla crisi la soluzione totalitaria che s'impadronirà tragicamente dell'Europa, fanno di questo testo un'opera straordinariamente lucida e profetica. I suoi esiti risultano decisivi per comprendere senza snaturarla l'articolazione dell'autorità e della libertà, dell'autorità e dell'uguaglianza e per affrontare con rigore il concetto di crisi.

Autore: 
Giuseppe Capograssi
Pubblicato nel: 
1921
Tradotto in francese da:
con il titolo: Réflexions sur l'autorité et sa crise